Quando noi informatici eravamo ricchi (e forse anche felici)
12 Luglio 2026Il boom dell’informatica tra Anno 2000 e Euro
A fine anni novanta (dello scorso secolo), l’Informatico era un professionista conteso tra le aziende dell’Information Technology.
Bastava scrivere nel curriculum “esperto nell’uso del computer e dei software di posta elettronica” per essere assunto e spedito come un pacco di sola andata presso il cliente di turno.
Ai manager non interessava se conoscevi un linguaggio di programmazione, eri esperto di database o altre diavolerie tecniche.
L’importante era presidiare il cliente, posizionare la bandiera aziendale sulla scrivania – o in un angolo dimenticato dell’ufficio -, insomma marcare il territorio.
Difatti, l’economia di fine secolo fu pompata dai due grandi mega deals: Anno 2000 e Euro.
Chiunque avesse un pc nell’ufficio fu costretto ad aggiornare i software.
Prima il passaggio del secolo e poi l’introduzione della moneta unica europea garantirono agli informatici – e all’indotto – un periodo d’oro che arricchì, gonfiò i ricavi, creò euforia nel settore, illuse.
Finché la famelica curva a campana non raggiunse il picco e, dopo il 2001, iniziò l’inevitabile discesa.

Io, informatico (felice) assunto in EDS nel 1998
Anno 2000 e Euro furono i due mega deals grazie ai quali giovani laureati (e diplomati) furono catapultati nel mondo del lavoro.
La mia prima azienda fu l’Electronic Data Systems (EDS), la multinazionale americana (con sede a Caserta) fondata dal miliardario Ross Perot.
Prima il contratto di formazione – pacchetto Treu – poi a tempo indeterminato.
Lavoravo in un progetto per una nota banca straniera.
L’intervento software puntuale, chirurgico per correggere le linee di codice coinvolte per il passaggio di secolo.
Fu la mia prima esperienza lavorativa da informatico in un team composto da giovani neolaureati ed esperti team leader.
Dai banchi dell’università alla scrivania in un ufficio di una grande azienda.
Con dinamiche nuove, l’entusiasmo di tanti giovani agli esordi.
Tutt’oggi ricordo quel periodo – a distanza di ventotto anni – come un momento felice della mia vita.
I mega deals tra trasferte in hotel a quattro stelle e ristoranti
A fine anni novanta i due mega deals Anno 2000 e Euro – mega contratti con banche, assicurazioni, enti statali – trainarono l’economia più dell’edilizia e l’Informatico valeva più di due muratori e un carpentiere.
In quei tre (forse quattro anni) – dal 1998 al 2001 – l’Informatico fu un uomo ricco.
E forse, conteso.
Superavano i colloqui neolaureati in giurisprudenza, ISEF o diplomati di qualsiasi ordine e grado.
Bastava un giusto spirito di sacrificio, la capacità di adattamento, una spiccata resistenza all’imprevisto (oggi diremmo resilienza), la disponibilità a viaggiare.
Potevi volare a Milano, capitare a Siena, lavorare mesi a Roma insieme ad altri consulenti che ne sapevano meno di te.
Dormire in prestigiosi hotel o in camere con quattro colleghi conosciuti il giorno prima di partire.
Tra aerei, auto a noleggio, hotel e ristoranti l’informatico in trasferta era la gallina d’oro per l’economia, con i cospicui profitti delle grandi aziende, i consulenti che orbitavano intorno alle multinazionali, l’indotto generato dallo spostamento di innumerevoli professionisti (e non).
Il gruppo di lavoro, il giusto mix tra esperti e giovani
Il segreto di quel periodo d’oro fu il giusto mix tra Esperti (con la “E” maiuscola) e giovani desiderosi di imparare.
La collaborazione tra colleghi “anziani” (che anziani non erano, parliamo di gente sui cinquant’anni) e ragazzi entusiasti di entrare nel mondo del lavoro, giovani disposti a studiare per sopperire alle lacune tecniche, ad ascoltare chi li guidava in quell’avventura di fine secolo.
Eravamo tutti Informatici, chi alle prime armi, chi tecnico navigato.
Senza internet e Intelligenza Artificiale, consultavamo manuali (come non ricordare l’insostituibile Kernighan e Ritchie?) ma soprattutto, vigeva la vecchia regola del confronto: l’esperto insegna al giovane, il giovane sgobba e sbatte la testa nel monitor fino a risolvere il bug.
Solo così si innesta quel meccanismo – oggi molto sottovalutato – di trasferimento di esperienze e competenze, di crescita professionale e coesione dello spirito di squadra (e quindi, aziendale).
E oggi? La crisi Zenita Group
Ecco, appunto, lo spirito di squadra.
L’orgoglio di poter affermare “io lavoro per …”.
Il senso di appartenenza alla propria azienda.
La volontà del confronto per favorire la crescita di un giovane assunto.
Sono lontani gli anni dei mega deals, delle trasferte e dell’entusiasmo giovanile.
Al contrario, oggi, dopo ventotto anni da informatico e diversi passaggi di società, affrontiamo l’inspiegabile e immeritata crisi Zenita Group.
Crisi generata da un imperdonabile errore di fondo: l’esperienza è confusa con l’arretratezza, le competenze accumulate con l’essere obsoleti.
E dunque, la nostra Zenita Group invece di sfruttare la ricchezza di un gruppo di lavoro maturo, capace di risolvere qualsiasi problematica (come dimostrato in tutti questi anni), annuncia la chiusura della sede di Napoli e il trasferimento dei centoventi dipendenti tra Salerno e Roma.
Un bel premio all’impegno e un valido riconoscimento alla nostra professionalità.
Eppure, nessuna Intelligenza Artificiale può competere con un informatico forgiato da trent’anni di linee di codice, bug, assurdità varie che solo noi abbiamo affrontato, compreso, decifrato, ricostruito.
Continueremo a lottare per evitare la chiusura della sede di Napoli.
E la dispersione di un tesoro inestimabile: la nostra impagabile esperienza.









