«Gli anni in bianco e nero» di Francesca Giannone: una storia di donne e di una piccola rivoluzione culturale

«Gli anni in bianco e nero» di Francesca Giannone: una storia di donne e di una piccola rivoluzione culturale

16 Luglio 2026 0 Di mariomonfrecola

«Gli anni in bianco e nero», un romanzo di Francesca Giannone

Gli anni in bianco e nero è il terzo romanzo di Francesca Giannone.
Una storia capace di coinvolgere al pari del sorprendente esordio de La portalettere e della successiva opera consacratrice, Domani domani.

Il tema predominante è il ruolo della donna dall’Italia del dopoguerra agli anni moderni.

L’autrice ci ricorda – per chi tendesse a dimenticare con troppa facilità – la famigerata legge sull’adulterio, in vigore nella nostra democratica Italia fino al 1968.

In Italia c’era una legge per cui l’adulterio veniva considerato reato, ma solo se a commetterlo era una donna. La pena prevista era fino a un anno di reclusione.

Ma Gli anni in bianco e nero è incentrato soprattutto sulla voglia di cambiamento di quattro sorelle capace di innescare una rivoluzione culturale partendo da piccoli e significativi gesti tra le mura domestiche.

Quattro giovani donne capaci di ribellarsi ad un padre-padrone violento, convinto di esercitare potere di vita e di morte sulle figlie (e moglie).
Così, la vera lotta dell’emancipazione avviene contro colui che dovrebbe amarti e proteggere e invece risulta il primo aguzzino.

Le quattro sorelle, unite contro il padre e solidali con la mamma, ognuna con un carattere ben delineato dall’autrice, inseguono le proprie aspirazioni.
Con la voce narrante di Mimì – la sorella più piccola che ama il cinema- entreremo nel mondo d’amore e di lotta di Maria e Giovanna, la prima dolce e comprensiva, la seconda ribelle e irruenta, fino a conoscere la delicata Ada, amante dei romanzi di Jane Austen.

Ameremo la sartoria della famiglia D’Elia, regno femminile – dove il padre non mette piede -, rifugio di sogni e duro lavoro, confidenze e progetti.

 

«Gli anni in bianco e nero» di Francesca Giannone: la mia recensione

 

La capacità di una narrazione fluida e coinvolgente

Termino la lettura di Gli anni in bianco e nero in tempi record.
Perché – come già avvenuto per i precedenti romanzi di Francesca Giannone – adoro il suo stile di scrittura fluido, lineare, scorrevole.

Intendo evidenziare questo aspetto: la lettura del romanzo é puro appagamento, come correre una lunga discesa dalla prima all’ultima pagina.
Dunque, non avendo intoppi durante il percorso, possiamo concentrarci sulla trama, apprezzare le sfumature che caratterizzano i personaggi, amare la storia nella sua totalità.

La storia di Franca Viola

E poi, impossibile non amare personaggi – seppur di fantasia – capaci di cambiare la Storia anche se non verranno mai citati nei libri di scuola.
Come queste piccole quattro donne che, con la forza delle loro convinzioni, pronte a lottare contro i pregiudizi di una società maschilista, inseguono i loro sogni.

Ispirate (anche) dalla scelta di Franca Viola.

In quel momento si stava parlando di Franca Viola, e del processo che aveva condannato il suo rapitore e stupratore a undici anni di prigione. Era stata una sentenza storica, lo diceva chiunque e lo scrivevano i giornali. Concordammo sul fatto che il gesto di quella ragazza siciliana era stato un atto di coraggio senza precedenti; aveva rifiutato il matrimonio riparatore e lottato con tutte le forze e con grande dignità per far condannare il suo aggressore, portando avanti una battaglia che era diventata di ogni donna.


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