Trasferimenti Zenita Group: il paradosso di un giorno a Roma

Trasferimenti Zenita Group: il paradosso di un giorno a Roma

18 Settembre 2026 0 Di mariomonfrecola

Trasferimenti Zenita Group: chiude Napoli, vado a Roma

Nel momento in cui scrivo i trasferimenti Zenita Group (l’azienda per la quale lavoro) dalla sede di Napoli a Roma sono confermati.
Dunque, se nulla dovesse cambiare, immagino un freddo lunedì di dicembre uscire di casa alle cinque del mattino per arrivare nella capitale il prima possibile.

Tra metropolitana per raggiungere la stazione centrale di Napoli, treno veloce, altra metropolitana o bus romano prevedo di sedermi alla mia nuova postazione Zenita Roma per le otto (salvo imprevisti).

Il tempo di un caffè alla macchinetta del nuovo ufficio (necessario dopo l’odissea del viaggio), quattro chiacchiere con i colleghi romani sull’ultima giornata di campionato e il meteo impazzito – perché non abbiamo nulla da dirci sulle attività professionali visto che operiamo in ambiti diversi – e poi torno alla scrivania.

Avvio il portatile, login, cuffie e parte la call con i miei colleghi di progetto (con i quali lavoro da anni), colleghi distribuiti tra casa, Napoli e Salerno.

Il paradosso è servito: fisicamente presente a Roma ma in call con il resto del progetto.
Con il risultato finale di aver diviso un gruppo di lavoro affiatato, efficiente, capace di lavorare in smart working in totale autonomia.
E aver cancellato l’aspetto sociale-relazionale: con i trasferimenti Zenita Group, infatti, annulla la possibilità di incontrarsi (come accade oggi nell’attuale sede di Napoli) per una riunione in presenza e per trascorrere una giornata insieme.

 

Trasferimenti Zenita Group: il paradosso di un giorno a Roma

 

Ore di viaggio, tempo buttato, soldi e energie disperse

Lo stesso destino accade, ad esempio, a un collega di Caserta per raggiungere la nuova sede di Salerno.
Uno spostamento meno stressante rispetto a Roma ma, anche in questo caso, inspiegabile.

Arrivato al nuovo ufficio di Salerno, infatti, dopo il caffè alla macchinetta e il commento sul traffico e il clima impazzito, il collega di Caserta tornerà alla postazione, avvierà il portatile, login, cuffie e parte la call di progetto con il sottoscritto che, in questo freddo lunedì di dicembre, nel frattempo ha raggiunto Roma.

Da Napoli a Roma.
Da Caserta a Salerno.
E poi tutti in call.
Ognuno seduto ad una scrivania di un ufficio distante da casa, distanti tra noi.

Tre semplici, inspiegabili domande

Come pendolari extraurbani, quanto tempo perderemo in spostamenti evitabili?
I trasferimenti Zenita Group non sono in netto contrasto con il tema della sostenibilità tanto caro ai Governi e ai media?
Chiudere Napoli per aprire Salerno e riorganizzare Roma non è una contraddizione rispetto alle politiche per la creazione di lavoro nel Mezzogiorno?

Abbiamo un’azienda a Napoli con clienti soddisfatti, professionisti dell’IT con alti profili, quote rosa e bilanci in regola: ebbene, le Istituzioni locali e nazionali, invece di tutelare e proteggere tale importante realtà, permettono lo smantellamento della sede di Napoli.

Domande prive di risposte razionali.
Perché nei trasferimenti Zenita Group di logico e sensato non vi è nulla.
Ragionamenti che, se il famigerato piano industriale non dovesse cambiare, avrò modo di approfondire nei miei lunghi spostamenti.

La mattina, nel treno veloce da Napoli a Roma, immagino mi chiederò: ma dove sto andando?
E la sera, nel rientro da Roma a Napoli, il residuo di energie genererà l’altra inspiegabile domanda: perché?