In smart working si lavora di più?

In smart working si lavora di più?

15 Giugno 2020 0 Di mariomonfrecola

Tre indizi sono una prova

Al terzo mese consecutivo di smart working, la sensazione inizia ad essere una conferma: lavorare da casa implica una maggiore responsabilità?

Chiuso tra le quattro mura domestiche, le pause sono ridotte al minimo.
Per timore di non sentire la chiamata del collega via Skype (o software affini), mi alzo raramente dalla scrivania (col rischio concreto di bruciare la regola del 20-20-20 per rilassare la vista).
Inoltre – elemento non secondario – manca il confronto dal vivo col team e quindi anche la discussione (tecnica o meno) che, comunque, spezza l’impegno e distrae (come denunciato in un articolo recente, la privazione dell’aspetto sociale del lavoro è il vero limite dello smart working).
E non va sottovalutata l’ipotesi che, preso dagli impegni, da casa risulta più spontaneo proseguire dopo le otto ore canoniche.

Dunque, come dicono in ambito giudiziario, tre indizi producono una prova.


Lavorare da casa: il mio luminoso ufficio

Lavorare da casa, come un freelance

A ben riflettere, se lavorare da casa diviene un’abitudine e non si pone la dovuta attenzione, lo smart working rischia di generare uno stile di vita più vicino a un freelance che a un lavoratore dipendente.

Però, capovolgendo la prospettiva, potrebbe valere anche la conclusione opposta: se in ufficio sei un tipo che non suda le sette camice, a casa potresti approfittare e distrarti durante l’orario di ufficio.


Nel nostro caso, Informatici di professione, l’ago della bilancia cade sui vantaggi: abituati ad operare da remoto, continuiamo senza problemi rispettando le consegne, proprio come se fossimo in ufficio.
Anzi, questa soluzione – in molti casi – è giunta con un ritardo ingiustificato spinta dall’emergenza COVID-19 più che da una chiara filosofia aziendale.


E allora, dopo tre mesi di smart working continuativo, deduco che lavorare da casa presenta molteplici aspetti da approfondire: in primis, una probabile iperattività, poi non escluderei una sottovalutazione della corretta postazione di lavoro casalinga ma, per onestà intellettuale, aggiungo anche una possibile assuefazione alla fiducia aziendale.


Magari, come la Vita insegna, il giusto è nel mezzo: godere (con merito) degli indubbi vantaggi dello smart working, lavorare assecondando il proprio ritmo, rispettare le regole.
Ancora una volta, da casa o dall’ufficio, l’equilibro sia con noi.




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