«La volta giusta»: e se cambiassimo vita? (romanzo vincitore del Premio Bancarella 2026)
2 Ottobre 2026«La volta giusta»: un romanzo di Lorenza Gentile
La possibilità di cambiare vita è un tema affascinante.
E, attenzione, scegliere di azzerare la propria esistenza e ripartire in un contesto nuovo privo della comfort zone (la zona dove tutti noi ci rifugiamo per pigrizia, quieto vivere o per carattere) non è necessariamente una fuga.
Nel caso di Lucilla, la protagonista di La volta giusta, romanzo di Lorenza Gentile, il cambiamento è una conseguenza di una scelta altrui: il suo compagno progetta l’apertura di una locanda in un borgo sperduto in cima alle Alpi Marittime.
Questo tipo di decisioni – nella realtà – non sono rare come crediamo.
Ad esempio, leggo con interesse la rubrica “Piano B” di Repubblica.
Persone che abbandonano metropoli e lavori in aziende di successo per tornare a vivere nel paesino da cui sono partiti aprendo un allevamento di lumache (leggere per credere).
Sono storie intriganti.
E coraggiose.
Speravo che La volta giusta seguisse questi aspetti quasi eroici, un romanzo per evidenziare l’audacia di chi rivoluziona l’intera sua esistenza.
Invece l’opera di Lorenza Gentile è una storia evanescente, fin troppo leggera.
La trama è incentrata sui dubbi di Lucilla – inevitabili – ma i personaggi non colpiscono.
L’evoluzione è troppo prevedibile, l’ingenuità di Lucilla sfora nell’inverosimile.
Una trama priva di sussulti emotivi, direi piatta.
Salvo la bellezza dei luoghi: tra le pagine emerge la magnificenza della montagna, il verde intenso dei boschi e l’azzurro del cielo terso.
Un quadro idilliaco dove l’armonia della natura fa da sfondo a una storia non all’altezza di tanta meraviglia.

Premio Bancarella 2026?
Ma davvero La volta giusta di Lorenza Gentile vince il Premio Bancarella 2026?
Controllo su diversi siti: è vero.
Mi chiedo quali siano le motivazioni.
Forse i giurati premiano questa fiaba moderna per i buoni sentimenti espressi?
Oppure per riscoprire i borghi che rischiamo lo spopolamento?
A me il romanzo non convince affatto.
Anche nello stile: scorrevole e discorsivo ma fin troppo lungo.
Come le disamine di Lucilla davvero logorroiche.
Se l’autrice avesse dimezzate queste disamine, avrebbe regalato al romanzo un ritmo narrativo maggiore mentre in molti tratti la trama si impantana in ragionamenti uguali e ripetuti.
Insomma, viva il cambiamento, viva la montagna ma Lucilla non mi mancherà.









