«Nient’altro che la verità» di Michele Santoro: nella mente di un killer di mafia

«Nient’altro che la verità» di Michele Santoro: nella mente di un killer di mafia

28 Marzo 2023 0 Di mariomonfrecola

«Nient’altro che la verità»: le confessioni (choc) di Maurizio Avola

Capire quali indicibili pensieri passano per la mente di un killer.
Ascoltare (leggere) le parole di un uomo capace di ammazzare ottanta persone, convinto di condurre una guerra, comportarsi come un obbediente ed efficiente soldato agli ordini di un carismatico generale.

Nient’altro che la verità, di Michele Santoro è un’opera dura da leggere.
Non senza difficoltà, spinto dalla voglia di comprendere, giungo fino all’ultimo rigo.
Ma è impossibile accettare, digerire le riflessioni di Maurizio Avola, spietato killer di mafia detentore di segreti inconfessabili.

Quale assurda giustificazione spiega l’azione di un assassino che ammazza un essere umano?
Quale inspiegabile motivazione convince un uomo a comportarsi come un cinico soldato?
Come è possibile continuare a vivere con un tale macigno sulla coscienza?

Parole e pensieri inaccettabili.
Eppure, Michele Santoro ci costringe a riflettere: per scoprire le tante verità negate (anche realtà scomode e apparentemente impossibili), occorre andare oltre l’indignazione.

 

Nient'altro che la verità, di Michele Santoro: la mia recensione

Scritto prima della cattura di Matteo Messina Denaro

Nient’altro che la verità è pubblicato prima dell’arresto del super latitante Matteo Messina Denaro (avvenuto il 16 gennaio 2023 nei pressi di una clinica privata di Palermo).
Dunque, i fatti narrati da Avola (non è un pentito, risponde solo all’intervistatore) assumono un significato nuovo.

Perché nell’opera di Santoro, il killer di mafia cita spesso il capo indiscusso della mafia tra Trapani e Catania.
Avola conserva segreti inenarrabile, testimone oculare di incontri, decisioni, uccisioni, attentati ai magistrati.
Il giornalista, allora, pone un dubbio, ennesimo quesito senza risposta: le parole di Maurizio Avolta sono una testimonianza trascurata con troppa superficialità dalla magistratura?

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Nuova luce sugli attentati di Falcone e Borsellino?

Nient’altro che la verità impone approfondimenti.
Non può essere liquidato come uno dei tanti saggi sulla criminalità organizzata siciliana, quest’opera di Michele Santoro rientra in quelle inchieste che scuotono la coscienza civile.
Ascoltare le teorie di un mafioso convinto è istruttivo: supposto di mettere da parte la violenza e gli omicidi (impossibile), emerge la cultura mafiosa (ma si può definire tale?) nuda e cruda.

La famigerata famiglia, da difendere come in una guerra a costo della propria vita.
L’uomo d’onore, il riferimento assoluto.
I ragazzi, il gruppo di killer comandati da Avola.

Tra le pagine, affiora un mondo invertito basato su regole inaccettabili: la mattina c’è l’onesto cittadino che esce di casa per recarsi al lavoro e c’è chi, invece, si sveglia, fa colazione e va a chiedere il pizzo, si apposta per un omicidio, piazza una bomba, picchia, tortura chi non obbedisce, uccide.

Dagli affari quotidiani di una famiglia di mafia fino a giungere alle verità di Stato mai chiarite: il rapporto tra politici (locali e nazionali) e boss.
Gli attentati ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
I Servizi Segreti, il ruolo della mafia americana.
I falsi pentiti, i poliziotti (e magistrati) corrotti.

Insomma, le parole di Avola – omicidio dopo omicidio – portano nuova luce su quel drammatico periodo storico mai del tutto risolto: l’impronunciabile patto Stato/mafia.

 

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