«Bagnoli. L’ultimo casco giallo»: l’anima dell’Italsider raccontata da Giovanni Capasso

«Bagnoli. L’ultimo casco giallo»: l’anima dell’Italsider raccontata da Giovanni Capasso

22 Luglio 2020 0 Di mariomonfrecola

La memoria dell’Italsider di Bagnoli

Bagnoli. L’ultimo casco giallo di Giovanni Capasso mi catapulta tra le rovine dell’ex Italsider di Bagnoli.
Pagina dopo pagina, passeggio in quell’area grigia e demolita ed una voce appassionata mi racconta la storia di quel cilindro metallico nascosto sotto le macerie, quella fiamma ossidrica ormai arrugginita e dimenticata nell’officina chiusa, quel travagliato giorno in cui l’altoforno fu abbattuto.
La voce narrante ricorda anche la sofferenza degli operai, l’importanza di questo gigantesco polo per Napoli, le lotte sindacali e i sacrifici di ogni singolo uomo dietro l’imponente muro di recinzione che divideva il quartiere dal mondo della fabbrica.

Bagnoli. L’ultimo casco giallo è un viaggio emozionante nella storia di un luogo non-luogo e mentre quell’enorme mostro siderurgico viene ridotto ad una distesa sterile e impotente, Giovanni Capasso – testimone oculare – ne raccoglie i pezzi.

Giovanni Capasso, l'ultimo casco giallo: la mia recensione

Giovanni Capasso, l’ultimo assunto all’Italsider di Bagnoli

Se ascoltiamo bene, però, la voce narrante dell’opera è sia quella dell’autore – l’ultimo assunto all’Italsider di Bagnoli e spettatore privilegiato dello smantellamento – ma è anche il grido di dolore della fabbrica stessa.
Come un’enorme creatura prima sfruttata e poi abbandonata, conscia delle sue colpe e del destino infausto che l’attende, la fabbrica lotta per non scomparire dalla memoria collettiva.

E Giovanni Capasso ne raccoglie l’ultimo desiderio.


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Come l’Ilva di Taranto

Così, Bagnoli. L’ultimo casco giallo diviene il testamento della fabbrica, l’anima di un condannato a morte che teme di essere dimenticato.
Ma, nella sua vita (sporca e delittuosa), alla fine di un lungo e tormentato percorso, incontrerà un ingegnere – informale e sensibile – che ne percepisce il desiderio e racconterà la sua storia ai posteri.

Senza nascondere le contraddizioni del mostro che, oggi, continuano a vivere nell’Ilva di Taranto: la grande industria siderurgica – opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno – ma anche il prezzo altissimo dei veleni diffusi sul territorio, con conseguenze ambientali disastrose.

GUarda le foto dell'ex Italsider scattate da Posillipo

Un documento storico, leggero e profondo

Per chi (come il sottoscritto) ha il piacere di conoscere Giovanni Capasso, in Bagnoli. L’ultimo casco giallo ritroverà gli ideali che, da sempre, lo ispirano.
L’anima ambientalista e l’amore sconfinato per il mare (fu responsabile regionale di Marevivo), i tanti progetti portati avanti a favore della collettività (cito, perché l’ho visitato personalmente, il Turtle Point, il piccolo ospedale delle tartarughe primo esempio in Europa), la volontà di aprire la fabbrica alla cittadinanza con visite guidate per le scuole, associazioni, cittadini.

Con uno stile (apparentemente) leggero, l’autore denuncia i mali atavici della nostra terra: i ritardi della bonifica, l’inefficienza della politica, lo sperpero di denaro pubblico, la lotta tra la voglia di conservare e la volontà di cancellare, la burocrazia spietata, ciò che l’ex Italsider poteva divenire e, purtroppo, la triste realtà dei nostri giorni.

La fabbrica oggi è morta, Bagnoli resta segnata dalle impronte lasciate dal suo mostro e – nonostante il fiume di promesse – non respira ancora l’aria del futuro.
Ma Bagnoli. L’ultimo casco giallo – libricino fluido, a tratti ironico, piacevole – ha il merito di commemorare un pezzo di storia della nostra società.
E, dopo la lettura, forse quel mostro ci apparirà meno cattivo di come lo immaginavamo.
Grazie Giogiò 🙂


L’ultimo rimasto in piedi (cortometraggio)

Ugo Capolupo realizza nel 2001 questo cortometraggio prodotto dalla Indigo Film di Nicola Giuliano, Francesca Cima e Angelo Curti a margine delle riprese de ‘L’uomo in più’ primo film di Paolo Sorrentino.

Sinossi
Giovanni è un ex dipendente dell’Italsider di Bagnoli.
Mentre tutti lavorano allo smantellamento delle strutture, lui va controcorrente: raccoglie e porta a casa sua pezzi di archeologia industriale che, altrimenti, andrebbero persi o distrutti.
Questo è il suo modo di rispondere alla cancellazione della memoria di una grande esperienza collettiva quale è stato il lavoro in fabbrica.

Dove acquistare il libro

Nel momento in cui scrivo, “Bagnoli. L’ultimo casco giallo” non è disponibile su Amazon.
E’ possibile acquistare il libro di Giovanni Capasso presso tutti i negozi “La Feltrinelli”.




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