Quando al cinema si fumava e la politica intervenne (bene)

Quando al cinema si fumava e la politica intervenne (bene)

19 Febbraio 2020 4 Di mariomonfrecola

Italia, la legge antifumo (Sirchia, 2003)

La pellicola scorre sul grande schermo ma la magia del cinema è inquinata dalla nicotina che, come una nebbia nefasta, cala sugli spettatori inermi.
In sala, i fumatori sono liberi di incenerire l’aria come e quando vogliono: nessuna legge impedisce loro di accendere e spegnere le sigarette nei locali chiusi.

Anche il sottoscritto ricorda queste scene di ordinaria follia quando, da bambino, tra l’emozione di ET che telefonava casa, le risate con zio Bud in difesa dei più deboli e Rocky che metteva al tappeto Apollo, il cinema si trasformava ben presto in una sauna di fumo passivo.

Oggi, a distanza di qualche anno, è inconcepibile vedere un professore fumare in classe, accendere una sigaretta al cinema o in un locale chiuso.
Perché in Italia è in vigore la Legge Sirchia del 2003.

Quando al cinema si fumava (prima della legge Sirchia)

La politica del buon senso

La Legge Sirchia è il giusto compromesso tra la politica ed il buon senso.
Un principio semplice e rivoluzionario:

è vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico

Ecco cosa ci si attende dalla politica: che operi in difesa di tutti i cittadini, a favore del bene comune, a partire dalle piccole, grandi questioni quotidiane.
Oltre gli schieramenti ciechi (e strumentali) dei partiti.

E la Legge Sirchia è un esempio di buona politica.


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