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Perché una partita di calcio in spiaggia è speciale (ad aprile)

In spiaggia ad aprile

Il vento non ferma la partita.
Ci vuole ben altro per smorzare la voglia di correre, l’entusiasmo dei giovani sogni, l’energia della tenera età.

Dal lido, osservo i piccoli organizzare una partita di calcio in spiaggia.

Correre senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda, liberi dai vincoli e dalle restrizioni cittadine: questi ragazzi, sono consci della fortuna che vivono?

Quanti altri coetanei italiani, ad aprile, possono sfidarsi con le onde del mare a far da spettatore?

Questi bimbi, sono consci della fortuna di giocare una partita di calcio in spiaggia ad aprile?

Nonostante i mille «mostri»

Dalle nostre parti, la lista dei problemi e disagi sociali è lunga mezzo chilometro (o forse più) e, nel prossimo futuro, anche i giovani calciatori dovranno affrontare i vari «mostri» (ed ecomostri).

Nel mentre, si godano i vantaggi di vivere e crescere in una città di mare.
Un piccolo privilegio in una regione sofferente.

Dopotutto, giocare a calcio sulla spiaggia ad aprile rafforza il fisico.
E, soprattutto, lo spirito.

Ben presto, i giovani calciatori, ne avranno bisogno (purtroppo).


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Il primo licenziamento non si scorda mai

Il licenziamento non è una tragedia
(per gli altri)

«Mario, stai sereno. Vedrai che in qualche modo tutto si aggiusta».
Tutto si aggiusta, e come?

«Tranquillo, dopo il peggio giunge sempre il meglio».
Davvero? Quindi basta attendere?

«Il licenziamento è un’opportunità, pensa positivo!».
Rifletterò, grazie per la dritta.

Licenziamento, le chiacchiere da spiaggia

Quest’anno, in spiaggia, ho fatto il pieno di consigli.
L’argomento bollente – mio malgrado – è il sottoscritto e la chiusura della sede HP Pozzuoli che, guarda caso, coincide proprio con il mio luogo di lavoro.

Il «mostro» è troppo grande per non buttarlo fuori e chiunque incontro diviene il mio inconsapevole confessore.

«Scusami, non vorrei sembrare monotematico ma la questione lavoro mi assilla» aggiungo per giustificare le mie ripetute osservazioni.

«Figurati Mario, anche io al tuo posto sarei preoccupato, anzi tu sei fin troppo calmo» e mentre ricevo una pacca consolatoria sulla spalla, il mio interlocutore occasionale continua con un interessante «ma che ne pensi del Napoli di quest’anno?».

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Le scuse

Un minuto, sessanta secondi, è il tempo medio dell’ascoltatore estivo.
Siamo sulla battigia, la zona dove le onde del mare si infrangono, i bimbi scavano le gallerie in cerca di acqua e costruiscono fantastiche costruzioni.

Cala il silenzio, oggi il calcio non è in cima ai miei pensieri.

«Vado a fare un tuffo, a dopo», la diplomazia interrompe un inizio di imbarazzo.

Chiedo venia a chi in vacanza ha sopportato le mie lagne lavorative.
Comprendete lo sfogo, dopotutto si tratta del mio primo licenziamento.

il mio primo licenziamento


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Io, testimone di un incontro ravvicinato del terzo tipo

«Smettila, oggi stai esagerando! Comportati bene o la prossima volta ti lascio dai nonni!» urla l’uomo inviperito.
«E guarda, continua … se non ti calmi I-M-M-E-D-I-A-T-A-M-E-N-T-E ti sbatto in castigo per una settimana» scandisce la moglie col volto rosso dalla rabbia mentre lo fulmina con lo sguardo.
«Non si preoccupi, non c’è problema, sono abituato» cerco di sdrammatizzare.

Il piccolo, intimorito, si rifugia in un angolo.

Sarà l’estate e la voglia di correre negli spazi aperti dopo un inverno chiusi in casa ma in spiaggia i già bollenti spiriti familiari possono esplodere per un nonnulla.

Sdraiato sotto l’ombrellone, osservo le onde del mare mentre leggo e riposo le meningi. I miei vicini, però, sono irrequieti e non trovano pace: lui e lei non riescono a controllare gli istinti animaleschi di quel delicato, fragile e tanto caro mostriciattolo.

Dalle dimensioni microscopiche deduco che avrà due o tre anni ma la vivacità e l’energia propulsiva che consuma in scatti improvvisi mi stupiscono.

«Che età ha?» chiedo più per gentilezza che curiosità.
«Ha due anni ma si porta piccolo rispetto alla media» risponde lei preoccupata.
«Vedrai che recupera, è forte il nostro Ugo!» rassicura lui orgoglioso della sua creatura.
«Ugo? Un nome inusuale per un cane» osservo perplesso.

«BAU BAU BAU» strepita il quadrupede rivolto ai padroni più ansiosi di due genitori in erba.
«Che dice?» mi inserisco sarcastico in questa irreale lite familiare.
«Non puoi andare al mare, l’acqua è fredda e non sono ancora trascorse tre ore dall’ultimo pasto. Devi digerire!» continua lei.
«BAU BAU» risponde Ugo.
«Se ti comporti bene, fra poco facciamo il bagno insieme» sentenzia lui da capofamiglia autoritario.

Ugo, finalmente convinto, si accomoda all’ombra vicino le sdraio del suo papà adottivo.

Rasserenati gli animi, posso continuare la mia lettura di fantascienza e divertito mi chiedo: quale evento galattico è più fantasioso di una conversazione (assurda) tra creature di razze diverse?

incontri ravvicinati del terzo tipo

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