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Tag: satira

L’amore non invecchia [Domande PerBeni]

Se ti innamori di tua suocera

“Caro Beni,
amo una donna da due mesi.
Il problema è che questa persona è mia suocera.
Cosa devo fare?”
Genny

Quel mostro di mia suocera

Antonio P. Beni risponde

Caro Genny,
il tuo è un problema che alcuni sprovveduti potrebbero definire “gerontofilia”.

In effetti sembri proprio affetto da questo tabù se non fosse che tua suocera è in un polmone d’acciaio!

Mi sono confrontato con il professore Whisky Allenth, noto psichiatra del comportamento umano nei confronti delle luci stradali e, con lui, ho concluso che tu sei affetto da una forma di “spettro autistico gerontofiliaco”.
È una rara forma di disturbo che spesso porta alla morte per asfissia, parlo di tua suocera, tu rischi solo il carcere.

Questo disturbo può essere guarito in un solo modo: devi avere un rapporto d’amore con tua suocera e poi con il polmone d’acciaio.
Infatti, solo oggettivando potrai allontanare da te l’amore.

Però devo avvisarti: questo processo di oggettivazione potrebbe portarti ad amare ancora di più tua suocera e/o il polmone d’acciaio, cosa che potrebbe crearti, in ordine:

  1. disturbi bi-polari, o a corrente alternata
  2. cambio colore dei capelli, diventerai biondo per colpa del ossigeno
  3. ritiro della patente
    – Inibizione ai pubblici uffici
    – Reversione pensione
    – Percezione errata dello spazio, crederai che le dimensioni saranno solo 2
    – Varie ed eventuali

L’amore è una cosa meravigliosa, ancestrale, antica come l’uomo.
Nel tuo caso, come la tua nonna.

Chi è Antonio P. Beni, esperto in aMORE

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    Io, vittima di una Candid Camera?

    Nanni Loy, il cameriere burlone

    «Una margherita al prosciutto» chiedo gentile.
    «Mi spiace, non è possibile» risponde con calma il cameriere.

    Seduto al tavolo di una pizzeria in una nota località di mare, dal basso verso l’alto, scruto con stupore l’uomo.

    Il cameriere ricorda Nanni Loy: alto, magro, serio, capelli grigi un po’ spettinati, immobile d’avanti al tavolo e con lo sguardo impassibile, racchiuso nella sua uniforme, dopo il rifiuto attende imperturbabile una nuova ordinazione.

    Quella sensazione di presa in giro

    Il tizio è strambo, avrei dovuto intuirlo già dall’accoglienza.
    «Buonasera» mi riceve con una flemma inglese.
    «Buonasera» rispondo ignaro.
    Mi accomodo, il locale è mezzo vuoto.

    Il dipendente sistema le posate, il tovagliolo ed il bicchiere sul tavolo con una lentezza estrema.
    «Posso ordinare?» chiedo mentre la composizione minuziosa continua.
    «Con calma» ribatte sornione.

    Con una serie di movimenti automatici, preleva la penna dal taschino immacolato, poi il piccolo bloc notes dalla tasca posteriore, apre il taccuino ad una pagina vuota, controlla il corretto funzionamento della penna.
    Ogni gesto eseguito alla moviola.

    Guardo incuriosito la scena, abituato allo stile metropolitano ed ai ritmi delle pause-pranzo lavorative, questo dilatarsi dell’attesa appare anomalo.

    Insospettito, osservo il cameriere-NanniLoy: forse è in vena di scherzi?
    Non comprendo se sono vittima di una candid camera, una bizzarra scommessa tra lui ed il pizzaiolo per animare la serata, se qualche telecamera nascosta nel forno riprenda la scena oppure se la gag va in diretta sul web.

    Io, vittima di una candid camera di un cameriere burlone?

    Un dibattito surreale

    «Perchè non posso ordinare una margherita al prosciutto?» domando interessato.
    «Non è previsto» e mostra il menù.

    Non leggo, guardo il cameriere dubbioso.
    «Se vuole, però, può ordinare la pizza “Prosciutto”: mozzarella, pomodoro, basilico e prosciutto cotto» consiglia serio.

    Il dibattito surreale continua.
    «Mi scusi: quale differenza c’è con la margherita al prosciutto che ho appena chiesto?».
    «Ripeto: la margherita al prosciutto non è prevista nel menù, se vuole può ordinare la “Prosciutto”» precisa puntiglioso.
    «Capisco» per un attimo assecondo Nanni Loy.

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    Un attore esperto

    «E se volessi una pizza metà margherita e metà marinaia?» spesso la preferisco – soprattutto di sera – per una maggiore digeribilità «immagino sia impossibile».
    L’uomo non risponde, non abbocca alla provocazione.
    La richiesta gli appare talmente assurda che non merita nemmeno un cenno o una risposta.

    Come un computer, immobile e silenzioso attende il giusto comando.
    «Prendo una prosciutto».

    Nanni Loy registra con dovizia l’ordine.
    «Grazie» mormora distaccato.
    Prende il menù e si allontana con curata indifferenza.

    «Deve essere un attore esperto» rifletto mentre assaporo la “Prosciutto” (per la cronaca, identica alle mille “margherita al prosciutto” ordinate in ogni angolo del pianeta).

    Prima di andar via, osservo ancora incerto il cameriere-NanniLoy: pago e lascio una lauta mancia.
    La gag merita il giusto prezzo del biglietto.

    PS: dopo 24ore non mi è ancora chiaro se sono stato vittima di una candid camera oppure se il cameriere-NanniLoy si comportava in modo del tutto normale 🙂


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    Un babà (bianconero) indigesto

    Da Torino mi inviano un babà bianconero, un boccone amaro difficile da digerire.

    Un babà bianconero indigesto

    Pubblico lo scherzo, ringrazio il mio amico per il dolce pensiero, sorrido ed attendo tempi migliori: prima o poi, il babà tornerà napoletano 🙂

    Pete Sampras, il mio (famoso) sosia

    I gemelli del tennis

    D’accordo, ho solo un pizzico di Brad Pitt e da lontano ricordo Richard Gere.
    Invece, io e Pete Sampras, siamo due gocce d’acqua.

    Ad essere precisi, quella vecchia racchetta ha messo piede sul pianeta Terra sette mesi dopo il mio atterraggio.
    Lui è nato in un caldo agosto del ’71, io nel freddo autunno del ’70 (ottima annata, non vi è dubbio).

    Immagino gli amici dell’ex numero uno del tennis mondiale navigare su internet, scoprire l’originale e restare a bocca aperta di fronte all’evidenza: il mito Pete Sampras ha un sosia, il sottoscritto.

    Io e Pete Sampras, due gocce d'acqua

    Io e Pete Sampras, due gocce d’acqua

    Io e Sampras: la scheda

    Pete è alto 185 cm, io 178.
    Lo scrivente più longilineo (l’americano pesa 80 kg, qualche etto in più rispetto al peso forma dell’italiano), entrambi destri e scuri di carnagione, amanti del buon cibo ed attenti alla forma fisica.

    Il napoletano (sempre io) si preferisce per l’eleganza nei movimenti, il sette volte vincitore di Wimbledon per la potenza della muscoli.

    Il sottoscritto – secondo fonti non ufficiali – nuota meglio (sia al mare che in piscina, laghi e fiumi non contemplati) e, dall’ultimo sondaggio SIAE, risulta più intonato.

    L’incontro: l’appello allo sponsor

    Nonostante l’evidente affinità, Pete non si è fatto vivo.
    Per una questione di età – è lui il giovanotto – attendo un suo cenno ma l’ex atleta (oggi con una pancetta rilassata) resta prigioniere della timidezza.

    E’ vero: tutti e due non alimentiamo gossip, evitiamo scandali e paparazzi, detestiamo le serate mondane, preferiamo vivere lontano dai riflettori.

    Ma oggi il destino ci mette lo zampino, anzi la racchetta: entrambi utilizziamo la medesima Wilson (che firma anche le nostre scarpe, calzini, i pantaloncini e maglietta ma, secondo i fashion blogger, il più anziano – sempre io – è comunque più chic).

    Dunque, l’idea: la Wilson sponsorizza l’incontro tra il sottoscritto e Pete Sampras.

    Il mio impegno per i fans

    La multinazionale dell’abbigliamento sportivo investe e stanzia i (volgari) soldi, lo scrivente raggiunge il sosia junior a New York, pernotta nella suite dell’Hilton Hotel, per esibizione gioca qualche set col campione americano sul cemento di Flushing Meadows, posa per le riviste a Times Square, vive la Grande Mela con la guida di Sampras, redige un diario degli eventi per la gioia di voi appassionati fans.

    Io ci sto, e tu Pete?

    PS: ovviamente, per l’intero mese newyorkese (scusatemi, non posso restare oltre), vestirò Wilson 🙂


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