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Tag: Natale (Page 1 of 2)

Galleria Umberto, l’albero di Natale che ci costringe a reagire

Galleria Umberto, in visita ad un amico

Visito l’albero di Natale in Galleria Umberto di Napoli come se andassi a trovare un vecchio amico vittima di un sopruso.

Anzi, di soprusi multipli.

Perché l’albero di Natale è stato rapito (e poi ritrovato, dalle Forze dell’Ordine, abbandonato in un vicolo dei quartieri spagnoli).
Ripristinato, viene abbattuto.
Rimessosi in sesto dal vile colpo, vandalizzato.

Ma, come tutti gli arbusti coraggiosi, il vecchio amico ha la scorza dura e torna – ancora una volta! – al posto che gli compete: al centro della Galleria Umberto di Napoli.

L'albero di Natale in Galleria Umberto di Napoli, l'amico ritrovato

Perché colpire un amico indifeso?

Quale astruso pensiero passa per la mente di chi rapisce, abbatte e colpisce un albero di Natale?

Con la massima immaginazione possibile, non trovo una risposta valida.
Delinquenza fine a se stessa?

Baby gang in azione durante la notte, con il solo scopo di distruggere tutto ciò che rende Napoli una città normale?

Forse è la normalità che spaventa questi giovani «mostri»?

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La sua sopravvivenza ci obbliga a reagire

Non sono il solo a fotografare l’amico coraggioso.

L’albero di Natale martoriato suscita emozioni contrastanti: indignazione per la viltà dei maltrattamenti, rabbia per l’impunità dei delinquenti, incredulità per l’incapacità di difenderlo.

In molti lo osserviamo, stupiti del perché subisce continue vessazioni.
Se fosse possibile, lo abbraccerei per rassicurarlo.

Ma, il nostro amico, nonostante le ferite inflitte da un manipolo di idioti, è vivo.
La sua lotta per sopravvivere, obbliga la società civile a non girare il viso dall’altra parte.

Così, ogni volta che viene pugnalato, ci sprona a reagire.
E reagire, è la migliore arma contro la quotidiana assuefazione ai «mostri».


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I regali di Natale? Li faccio a pezzi

Quei voluminosi regali di Natale

Inizio dalle “ali”, poi passo al corpo.
Divido il cartone in più macro-parti, poi inizio l’opera minuziosa su ogni singolo elemento.

Non è faticoso, al contrario gratifica la coscienza ecologista.

Una volta iniziato, poi, non riesco a smettere finché il voluminoso scatolo svanisce sostituito da mille pezzettini insignificanti.

I regali di Natale? Li faccio in mille pezzi

Lo spazio occupato dalle confezioni

Gli involucri dei regali di Natale occupano spazio, molto spazio.

Per comprendere l’utilità delle frammentazione dello scatolone, pensiamo ai contenitori bianchi della carta distribuiti nei condomini e per strada.

Bastano quattro, cinque scatoloni integri per riempire i bidoni della differenziata posti nell’androne del palazzo, qualcuno in più per saturare i cassonetti lungo i marciapiedi.

Con la scomposizione della confezioni in infinitesimi parti, invece, la capacità dei contenitori si amplifica all’inverosimile.

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L’esperimento del sottoscritto

L’immagine dimostra il teorema: il sottoscritto, esperto frammentatore, disintegra la confezione in cento atomi di carta.

Il voluminoso contenitore, ridotto ai minimi termini, entra nella confezione rosa del Pandoro.
E pensare che, se confrontati, prima dell’intervento disintegratore, lo scatolone distrutto ha dimensioni doppie di colui che … l’ospita.

Soddisfatto dell’opera di suddivisione, mi avvio verso il raccoglitore bianco della differenziata.
Osservo interi scatoloni – integri, voluminosi – saturare quello spazio destinato a milioni di micro-pezzettini di carta.

Svuoto il tutto.
Lo stesso destino tocca alla confezione rosa del Pandoro.

Nessuna pietà per i regali di Natale: frammentare aiuta l’ambiente.


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Amore in the Sky [Domande perBeni]

Sky, la passione dopo la disdetta

“Ciao Beni,
spero che almeno tu abbia passato un felice Natale.
Io no.
Sono stato ore e giorni a leggere quella lettera. 
Lacrime e rabbia, pazzia e disperazione.
Sentimenti contrastanti per un amore contrastato.
Il primi dicembre ho fatto disdetta a Sky ma ho ricevuto una lettera struggente in cui mi chiedevano di non terminare il nostro rapporto.
Cosa devo fare?”
CieloMiaMoglie76

La lettera struggente di Sky dopo la disdetta, come comportasi? I consigli di Antonio P. Beni, esperto in AMORE (con la «a» minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Mio triste CieloMiaMoglie76,
ho passato un felice Natale, grazie.
Mi dispiace che il tuo non sia stato degno del consumismo occidentale.

Anche alcuni dei miei amici hanno provato a lasciare Sky o Premium, e anche loro non ci sono riusciti.

Ricordo come se fosse ieri, ma era l’altro ieri, che Giorgio, il mio amico appassionato di Lirica rupestre, ricevette la lettera da Sky.
La moglie, pace alla sua anima, gli consigliò di non aprirla, di non farsi tentare.

Purtroppo Giorgio non riuscì a resistere e lesse quelle parole tristi, speranzose e piene di promesse.

La sua parabola, come per la tua, iniziò in quel preciso momento a scendere, mentre risaliva quella di Sky.

Il mio amico non aveva mai ricevuto una tale lettera d’amore, non aveva mai sentito tanto affetto.
La moglie, che riposi in pace, non lo amava, o meglio non come Sky.

Se il tuo cuore non ha mai galleggiato sui canali della pay tv, allora non puoi dire che abbia amato.

I nostri avi, pace alla loro anime in bianco e nero, vivevano nell’arido etere di due canali, di assenza di telecomandi e di tasti analogici grandi quanto l’ombelico di un lottatore di Sumo.

CieloMiaMoglie76, non devi sentirti in colpa per avere tentato di lasciare il Satellitare, perché “lui” è al di sopra di tutto e perdona gli ingrati, soprattutto se tutte le fatture sono saldate.

Non posso dirti cosa fare, solo tu, pace alla tua anima, puoi decidere, ma posso darti tre avvertimenti:

  • Lasciare qualcuno comporta sempre dei costi.
    In questo caso la penale sarà peggiore di un divorzio
  • La TV generalista non ha più nessuna novità.
    Tornare a Rai o Canale 5 potrebbe spingerti a pensare di essere tornato nel passato. Costanzo, Pippo Baudo e KristalBall ci sono ancora!
  • Ti sentirai solo, perché chi vive senza PayTV non ha amici, non ha famiglia e spesso non ha moglie.
    Infatti la tua è andata via, pace alla sua anima.

Chi è Antonio P. Beni, esperto in aMORE

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    Natale 2016, 5 consigli da (non) seguire

    Natale 2016, 5 azioni da evitare

    • Lo smartphone scarico il 25 dicembre: gravissimo.
    • Condividere su facebook la foto del capitone che sguazza nel lavandino: orripilante.
    • Affondare il volto nel cellulare mentre gli altri giocano a tombola: asociale.
    • Guardare «Una poltrona per due» su Italia1: anacronistico.
    • Copiare ed incollare gli auguri virtuali via Whatsapp: testone.

    Natale 2016, i miei più sinceri auguri

    Natale 2016, 5 consigli da seguire

    • Tagliuzzare in piccoli pezzettini le voluminose confezioni dei regali: W la raccolta differenziata.
    • Telefonare ed incontrare amici e parenti: rafforza i legami.
    • Godere del buon cibo tradizionale: una volta l’anno, è lecito impazzire (anche a tavola).
    • Dedicare il tempo ai propri cari e a ciò che ti appassiona: relax.
    • Vivere l’atmosfera natalizia con calma e serenità: è una festa, non una «guerra».

    I miei auguri? Non nascere capitone

    Caro amico Lettore, auspico per te ed i tuoi cari, un Natale che soddisfi i suddetti punti.

    Ricordati di non andare al cinema il 26 dicembre (di peggio c’è solo il 26 dicembre al centro commerciale), di non assuefarti mai al Natale.
    Dopotutto è un giorno solenne.

    Ma, consiglio vitale, se in una futura vita rinasci, meglio evitare di reincarnarsi in un capitone.
    Chiedi all’interessato per comprendere.

    Buone feste 🙂


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    Natale ghiacciato [Domande perBeni]

    L’odio per il Natale

    “Gentile Beni, da otto anni odio il Natale.
    La mia psicologa dice che l’odio deriva da ciò che prima era amore.
    Il mio ragazzo mi lasciò a Maggio, ma si chiamava Natalino.
    Mi dai un consiglio?”
    PasqualinaZu

    Se l'amore finisce a Natale ...

    Antonio P. Beni risponde

    Cara PasqualinaZu,
    Il Natale è una festa che è sempre esistita, anche prima della nascita di Gesù.

    Nei secoli religione e paganesimo hanno modificato il suo nome, lasciando invariato il risultato: gente piena di cibo mangiato con parenti ubriachi.

    A differenza tua, mio cugino perse il suo amore proprio il 25 dicembre.

    Ricordo le sue lacrime scendere copiosamente sul menù natalizio, facendo diventare tutti tristi.
    Anche Babbo Natale, che allora esisteva, pianse.

    Zia Ghida, pace alla sua anima, gli consigliò di immergere la punta del naso e poi quella del sedere, in due litri di vino bianco ghiacciato.
    Il risultato fu incredibile, mio cugino dimenticò la perdita del suo amore.

    Forse per il principio di congelamento, forse per aver bevuto tutto il vino riscaldato sapientemente, seppur fatto col culo.

    Solo ghiacciando altre parti del tuo corpo, scioglierai il tuo cuore e potrai augurare un buon Natale.

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      Concerto di Natale in chiesa, vince la maleducazione tecnologica

      Concerto di Natale o concerto degli U2?

      Un muro umano di fotografi invasati.
      Armati di smartphone e tablet, riprendono lo spettacolo senza mai staccare la registrazione.
      Braccia al cielo, per sorvolare gli altri cameramen, e catturare l’immagine esclusiva.

      Flash, luci, la calca della prima fila.
      I cento display illuminano la piccola chiesa, affollata di bimbi, genitori, parenti, amici.

      Il concerto di Natale organizzato dalla parrocchia è un evento da non perdere.

      I piccoli cantanti, ingenui e gioiosi, sussurrano le parole tra emozione e sano divertimento.
      Gli adulti, invece, forniscono il peggio del repertorio dei «grandi».
      Egoismo, nessun rispetto per la collettività, egocentrismo, maleducazione.

      In un luogo sacro.

      Concerto di Natale, vince la maleducazione

      Furbi? No, maleducati

      I «furbi» ignorano la presenza degli altri spettatori.
      Gli ossessi della ripresa convulsa, nel loro egocentrismo galoppante, si preoccupano solo di se stessi.

      Chi, con educazione e rispetto altrui, resta seduto al suo posto, non ha il diritto di guardare il mini-concerto.

      Una ripresa inutile

      Quando la foga sarà esaurita, i maleducati scopriranno l’amara verità: la ripresa via smartphone sarà inguardabile.
      Mossa, buia, lunga, insignificante, non verrà mai più rivista né dal bimbo né dai genitori e parenti.
      Noiosa, verrà eliminata con l’anno nuovo.

      Dal fondo della chiesa osservo la scena.

      Le piccole star cantano beati, sembrano non accorgersi dello squallido teatrino dei genitori, convinti di essere i più furbi.
      Invece, sono solo dei «mostri» maleducati.


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      Gli amici di una vita

      Giacomo, «il Maestro»

      Nei suoi occhi intravedo ancora la scintilla.
      Per noi era «il Maestro» e mai titolo fu più appropriato.

      Giacomo era semplicemente un talento, lo studente dalle intuizioni geniali capace di inceppare, con una semplice domanda, i ragionamenti impolverati dei baroni della cattedra.

      Al suo fianco la compagna di una vita sorride mentre ci abbracciamo …

      Dall'università ad oggi, gli amici di una vita

      Dall’università ad oggi, gli amici di una vita

      Antonio, il buontempone sensibile

      Antonio è sempre un buontempone.

      Dietro l’apparente leggerezza, nasconde una inattesa sensibilità che sorprende chi non lo conosce (ma non sorprende certamente noi, amici dai tempi dell’università).

      Davanti ad una pizza margherita ancora fumante – con la moglie, fotografa per l’occasione – Antonio tiene banco con battute ed aneddoti.
      Scherza, ride, coinvolge, rende semplice ciò che risulta complicato (credo sia la sua dote migliore e sono felice che non l’abbia persa!).

      Come in facoltà.
      Come vent’anni fa.

      Carlo ed Olga, la bussola

      Carlo&Olga sono i perfetti padroni di casa.
      E’ sempre stato così.

      Da giovani matricole fino alla tesi di laurea, Carlo&Olga organizzano, convocano, ospitano, fissano luogo e giorno della rimpatriata.

      Le nostre bussole temporali.
      I riferimenti del gruppo.
      Da vent’anni.

      Amici, dall’università ad oggi …

      Le feste sono un buon periodo per rivedere gli amici.
      Soprattutto chi si è trasferito oltre i confini regionali e torna per il ponte natalizio.

      Così giunge la notifica di Carlo: appuntamento ore diciannove.

      L’incontro, i saluti, gli abbracci, passeggiamo – le luci delle feste rendono la serata tiepida e colorata – poche parole per recuperare gli anni persi, sguardi d’intesa, la confidenza colma il tempo trascorso.

      Parliamo del futuro, nuovi obiettivi da raggiungere.
      Una finestra sul passato è obbligatoria: Giuseppe è a Dubai? Luciano insegna, Marco si è reinventato un lavoro …

      E non ci importa se usciamo dalla pizzeria mentre orde di giovani entrano e beviamo un caffè quando la serata per gli altri inizia.
      Ci siamo divertiti.

      A presto, amici.

      Quell’odioso augurio (virtuale) natalizio

      Se anche l’augurio è virtuale

      «Bip», la vibrazione del mio smartphone segnala l’arrivo di un nuova notifica.
      «Buon Natale a te ed i tuoi cari. Peppe e famiglia» leggo avvilito.

      Perché – se proprio devo dirvela tutta – l’augurio tecnologico è indigesto, peggio di un calzone fritto ripieno di soffritto di maiale con ciccioli e cipolla cruda.

      Il messaggio giunge diritto allo stomaco, un fendente che manda al tappeto le mie migliori intenzioni.
      Resisto grazie ai duri allenamenti a cui mi sottopongo per affrontare proprio questi momenti di grettezza relazionale.

      Contro l'augurio natalizio virtuale

      Sono pronto: combatterò contro l’augurio natalizio virtuale

      A tutti lo stesso identico messaggio

      Se avessi un radar speciale, intercetterei il messaggio di Peppe per disegnare su un monitor la mappa dei destinatari: emergerebbe un grafico costituito da un’infinità di individui senza distinzione di razza, colore e sesso raggiunti tutti dall’identico augurio speciale.

      Probabilmente, la stessa moglie, l’amante e il bisnonno ultracentenario (che da qualche anno è passato a miglior vita ma presente ancora nella rubrica del cellulare di Peppe) riceveranno contemporaneamente la medesima frase.

      «Non fa male, non fa male» continuo ad urlarmi nella mente proprio come un pugile prima di un importante incontro di boxe.

      La tempesta tra la sera della vigilia e Natale

      Manca poco al Natale e sono conscio che il peggio deve ancora giungere.

      La tempesta di messaggini è prevista per la sera della vigilia e la mattina del venticinque dicembre.
      Per allora prometto di essere al top della forma (fisica ed intellettuale) per respingere ogni tipo di falso augurio.

      Quest’anno non mi coglierete di sorpresa.
      Fatevi avanti «mostri», vi aspetto.

      Piscina Scandone, i numeri dell’inefficienza

      Ruggine nell’acqua: stop di due settimane

      «Per colpa di un tubo rotto c’è della ruggine nell’acqua e l’ASL ha chiuso per controlli».
      E’ la spiegazione fornita dall’Amministrazione della piscina Scandone per l’ennesimo imprevisto che ha fermato le attività per due settimane di novembre (nel momento in cui scrivo).

      Da quanto ricordo, anche lo scorso anno (2014), accadde il medesimo incidente.

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      Il fallimento della Piscina Scandone

      Se la piscina Scandone di Napoli fosse gestita da un privato, l’imprenditore avrebbe già dichiarato fallimento.

      Le foto del’incuria pubblicate lo scorso 18 novembre nel post Scandone, la piscina di Napoli tra degrado e voglia di nuotare testimoniano l’assenza di manutenzione regolare da parte degli addetti.

      I bagni guasti da quattro mesi sono ancora inutilizzabili, le docce funzionano a scartamento ridotto, le luci fulminate restano spente per intere settimane.

      Uno dei bagni della piscina Scandone: «GUASTO» da quattro mesi

      Uno dei bagni della piscina Scandone: «GUASTO» da quattro mesi

      Anche l’aumento del prezzo delle schede

      Annoto anche l’aumento di prezzo delle schede magnetiche utilizzate per accedere alle docce ed i phon a muro presenti negli spogliatoi: da 1,5€ per otto passaggi a 2€ per dieci (ogni doccia ed utilizzo dell’asciugacapelli prevedono due passaggi).
      Ovviamente, in corrispondenza di tale incremento, non si evince una miglioria del servizio (anzi …).

      I numeri dello scandalo

      Scandalizzarsi o adattarsi (anzi, accontentarsi) dipende dalla sensibilità di ognuno di noi.
      Dunque, vado oltre: ragiono sui numeri (fino a prova contraria, la Matematica è certezza).

      Seguono le date salienti dell’ultimo anno, la misura dell’inefficienza della Scandone:

      • metà giugno 2015: chiusura estiva
      • inizio ottobre 2015: apertura della stagione agonistica
      • novembre 2015: chiusura della struttura per due settimane
      • dicembre 2015: chiusura della struttura per il ponte dell’Immacolata e delle vacanze natalizie (scommetto fino all’Epifania)

      Da veloci calcoli:

      • tre mesi e mezzo di chiusura estiva (con zero lavori di manutenzione apprezzabile e/o visibile per noi utenti)
      • ottobre attività piena
      • tra novembre e dicembre, su nove settimane almeno quattro saltano per la rottura del tubo e feste natalizie
      • riapertura della piscina nel nuovo anno (dopo l’Epifania?)

      Le dichiarazioni dell’Assessore allo Sport del comune di Napoli

      Causa rottura del tubo e ruggine in acqua, Repubblica Napoli evidenzia l’impossibilità di giocare le partite di pallanuoto dell’A1:

      Per la città di Napoli è una brutta figura perché sabato 28 novembre sono in programma due partite di A1 di pallanuoto, Acquachiara -Trieste ed addirittura il derby tra Posillipo e Canottieri.

      L’assessore allo sport del Comune di Napoli Ciro Borriello dichiara:

      “Il tubo era stato sostituito regolarmente martedì, i tecnici in tempi record avevano pure provveduto ad isolarlo. Purtroppo le analisi hanno dato esito non conforme su un campione d’acqua marginale, che si trova vicino ai filtri. Probabilmente si tratta di un residuo di ruggine che però ci impedisce di riaprire l’impianto. Ho chiamato le società di pallanuoto per scusarmi, lunedì alla riapertura degli uffici dell’Arpac provvederemo immediatamente a far analizzare un altro campione”.

      Il disagio degli utenti e delle società sportive

      Nessuno pensa alle centinaia di atleti (dai bimbi agli anziani) costretti a subire l’ennesimo disagio dovuto all’assenza di manutenzione regolare che meriterebbe il vecchio e glorioso impianto di viale Giochi del Mediterraneo?

      Chi risarcirà i danni economici subiti dalle società private che lavorano con professionalità, disponibilità e tamponano i molteplici imprevisti per noi utenti?

      Domande senza risposte.

      Alla piscina Scandone vige una sola amara certezza: prima di nuotare, armati di tanta pazienza.


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      ROM, la bimba sfruttata che «vuole solo un gelato»

      La richiesta della piccola ROM

      «Mi dai un euro?» la fievole vocina attira la mia attenzione.
      Domenica mattina, il sole di novembre riscalda l’affollata via Chiaia, il salotto buono di Napoli.

      Passeggio sereno tra la marea umana di persone, turisti, ciclisti.
      Osservo le vetrine, gli addobbi natalizi, scruto i negozi, viaggio in direzione mare.

      «Voglio solo un gelato» l’impercettibile suono irrompe nella mia coscienza distratta.

      Mi volto in direzione del debole richiamo.
      Alla mia sinistra, una bimba si è affiancata già da qualche metro.
      La guardo.

      E’ una ragazzina ROM, magrolina, trasandata, dal volto triste, capelli neri.
      E’ una delle mille ragazzine nomadi che elemosinano per le strade delle città tra la nostra assuefazione e l’indifferenza delle forze dell’ordine.

      Fiduciosa, mi segue come un’ombra.

      La scelta

      «Quanti anni hai?» chiedo gentile.
      «Dieci» con lo sguardo supplichevole.
      «I tuoi genitori dove sono?» domanda ingenua.
      «Più in là» risposta ovvia.
      «Non posso darti nulla» sentenzio col cuore triste.

      In modo del tutto razionale, preferisco spezzare la catena dello sfruttamento minorile e non alimentare quei «mostri» che mandano in strada i piccoli ROM.

      Ma, da un punto di vista umano, ho preso la decisione giusta?

      Il mare d'autunno, lungomare di Pozzuoli

      Il mare d’autunno, lungomare di Pozzuoli

      PS: la foto del lungomare di Pozzuoli l’ho scattata dopo aver scritto questo post amaro. Immagino che il mare in autunno lanci un messaggio di ottimismo, anche (e soprattutto) per la piccola bimba ROM


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      Rosso di sera, bell’inverno si spera?

      Il Vesuvio ha la testa annebbiata.

      E’ arrivato l’inverno ma nemmeno il gigante se ne è accorto.
      Napoli, un dolce clima natalizio ed un sole accogliente esortano a non restare a casa.

      Accetto l’invito e giro per la città.

      Da qualsiasi angolo del capoluogo campano – anche il più nascosto – è possibile osservare il vulcano sonnecchiare sul golfo: le nuvole circondano la vetta e l’immagine ricorda un vecchietto con le idee un po’ confuse (visti i tempo, ha mille motivi validi).
      Fotografo.
      Continuo a passeggiare.

      Il Vesuvio con i pensieri annebbiati osserva Napoli

      Svolto in un vicolo del centro storico.

      Un gatto metropolitano si muove lungo il muro di un’abitazione che, nonostante l’avanzata del cemento selvaggio, conserva un polmone verde.
      Il felino, In bilico, scompare diffidente in pochi istanti.
      Punto lo smartphone e rubo lo scatto.

      Gatto metropolitano

      Giunge la sera.
      Dall’alto dei suoi 1.281 metri, Il Vesuvio sembra voler controllare i destini della città.
      L’autunno è alle spalle, il primo cielo invernale ci regala un azzurro ricco di speranze con artistiche pennellate rosse.
      Uno spettacolo che merita di essere immortalato.

      Fotografo e azzardo: rosso di sera, bell’inverno si spera?

      Rosso di sera, inverno si spera

      Il virus di fine anno

      I sintomi sono sempre gli stessi: appesantimento, sensazione di rallentamento crescente, l’impressione di un generale stordimento e di riduzione dell’efficienza.
      Il periodo, d’altronde, è ideale: tra Natale e capodanno  un lungo ponte festivo, l’assenza dal lavoro stimola lo shopping, le luci colorate, la musica attraente, la sensuale signorina in primo piano che ci sorride ammiccante, il prezzo sbalorditivo e le nostre già deboli difese si sciolgono come neve al sole.

      Un attimo di distrazione e l’infido virus si innesta in un istante senza lasciare apparenti tracce.

      Poi, quando meno te l’aspetti, gli effetti indesiderati scoppiano come i fuochi d’artificio nella magica notte del 31 dicembre!

      virus

      Allora non ti resta che provare i soliti rimedi ma se il germe è sofisticato rischi conseguenze pesanti.
      Consulti internet ed il tuo umore già pessimo tracolla definitivamente: l’autodiagnosi è grave e se non si interviene nelle prossime ore si avrà una progressiva perdita della memoria fino ad una cancellazione totale di tutti i ricordi.
      Disperato, chiedi l’intervento di un amico esperto ma è fuori Italia (o almeno così afferma), ti guardi intorno e capisci che sei solo.
      A questo punto, puoi solo sperare nel miracolo: domani ti svegli ed il virus – spontaneamente –  si è messo in quarantena.

      Prevale il senso di impotenza, bevi una camomilla e vai a dormire sconfitto.

      La mattina successiva ti svegli, non vai nemmeno al bagno per svuotare la vescica ed agitato accendi il computer.
      Come previsto, il virus si è impossessato del pc e si diverte ad inviare le foto della scorsa estate ai tuoi amici e pubblicare sul web pezzi dei tuoi documenti riservati.

      Tranquillo, in fin dei conti la (tua) salute è la cosa più inportante.

       

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