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Tag: entropia

I buoni ed i cattivi (politici)

La riforma del lavoro in tv

Concentrato, guardo un talk show.
Si parla della riforma sul lavoro, l’argomento – nonostante la seconda serata e la stanchezza galoppante – mi interessa.
Raccolgo le ultime energie e provo a resistere: la forza di attrazione del divano è un potente sonnifero.

Entropia

Il Ministro del Lavoro dichiara: «da oggi l’occupazione crescerà perché è più facile licenziare».

Al sottoscritto, dipendente privato, l’affermazione appare un preoccupante paradosso ma probabilmente, visto l’orario, sono io poco lucido.

La confusione aumenta quando lo scaltro presentatore annuncia gli illustri ospiti:
– un politico del centro-sinistra esponente del Governo
– un politico del centro-destra esponente del Governo
– un politico del centro-sinistra esponente dell’opposizione
– un politico del centro-destra esponente dell’opposizione
– un ex sindacalista poi ex politico del centro-sinistra che critica il Governo del suo ex partito
– una personalità di Confindustria felice delle scelte del Governo

Il caos: i buoni ed i cattivi (politici)

Il dibattito

Parte la discussione.
Tutti contro tutti, la rissa è servita.

Le colpe rimbalzano tra disfattisti e cercatori di soluzioni, tra chi scommette sulla crescita e chi teme il perdurare della crisi.
«Le ricette sono note, perché non le avete applicate e completate le riforme quando eravate voi al Governo?» denuncia un esponente del centro-destra di maggioranza ad un esponente del centro-destra di opposizione.
Lo scaricabarili impazza, i meriti anche.

Per mettere ordine e sentenziare verdetti certi, in collegamento da Milano (perché i numeri li danno sempre da Milano?), interviene l’esperto nei sondaggi: il centro-sinistra è in crescita mentre il centro-destra perde due punti.

La perplessità dei politici presenti in studio dura un attimo, il tempo di scambiarsi occhiatacce complici e poi il teatrino riparte tra finte accuse e falsi sorrisi.
La confusione regna sovrana, la relatività dei verdetti è la teoria regina.

Nel mentre, cedo alle lusinghe del divano e cado in un dolce e profondo sonno conciliatorio
Domani la sveglia suona all’alba, devo andare a lavoro.

Il caos: i buoni ed i cattivi (politici)


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Di troppo lavoro …

L’entropia aumenta sempre

Periodi nei quali il lavoro scarseggia si alternano a giorni con troppi compiti e non bastano ventotto ore per completare tutte le attività.
E’ il mestiere dell’informatico, il mio lavoro.

Forse lo stesso destino tocca a tutti i dipendenti del globo?
Forse la siccità che si alterna alle inondazioni (metaforiche, per fortuna) sono le dinamiche di ogni ufficio?
Forse il lavoro oggigiorno è ingovernabile?
Misteri senza soluzioni evidenti.

Però una verità l’ho capita e trova conferma nei principi della fisica: l’entropia nell’Universo (lavorativo) aumenta sempre.

Emergenza lavoro

Il merito del singolo

Perché se l’Italia (oppure il mondo?) procede – mai in linea retta ma piuttosto col passo alternante del gambero – il merito dei piccoli progressi non è dell’organizzazione bensì della buona volontà del singolo.

Dove latita la pianificazione e le strutture mostrano buchi e carenze, si avanza grazie all’operato dell’impiegato zelante.
E’ il trionfo dell’iniziativa personale rispetto alla programmazione istituzionale, è la buona volontà che muove il paese – a dispetto della cronica carenza di fondi, risorse e l’assenza di una leadership carismatica.

La quotidiana domanda del lavoratore dipendente

E così, dopo una stressante giornata chiusa in ufficio, mentre le stagioni si alternano ed il mondo continua la sua folle corsa, giunge la sera con l’inesorabile domanda che balena tra i miei mille pensieri: «oggi, oltre a lavorare, ho investito una parte di tempo per me stesso? Mi sono dedicato ad un hobby? Ho seguito una mia passione? Sono soddisfatto?»

Non voglio mica affermare di appartenere all’esercito di impiegati zelanti che muovono il Paese ma, in questo periodo, sono travolto dal lavoro e – mio malgrado – devo rinunciare ai miei interessi per spendere le ventiquattro ore a disposizione solo per produrre. 

Mi sento un robot, imprigionato tra le mura dell’ufficio come un leone in gabbia e l’essere monotematico riduce le mie riflessioni ad un’unica, grande tavolozza piatta di un sol colore: un mesto grigio.

Attendo la fine dell’emergenza-lavoro, resisto e non mi lamento.
Mai.

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E lo stress avanza

Però mentre scrivo codice sorgente, progetto pagine web fantasmagoriche e medito algoritmi spaziali, un dubbio mi assilla: il millepiedi ha davvero mille piedi?
Non so quanto resisterò ancora, forse dovrei andare in ferie prima che sia troppo tardi.


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